FAQ

 

In che cosa consiste il sostegno/affido?

 

Poiché le difficoltà in cui può trovarsi una famiglia sono molteplici, possono essere più o meno gravi e quindi risolvibili in un tempo più o meno lungo, vengono attuati affidamenti di tipo diverso.
- per parte della giornata o della settimana, quando i genitori sono nell'impossibilità di assicurare una presenza costante accanto ai figli;
- per un tempo breve e prestabilito, quando c'è una necessità transitoria dei genitori, come ad esempio il ricovero in ospedale, un periodo di disintossicazione, ecc.; il bambino, in questo caso, sarà affidato ad una famiglia, possibilmente già conosciuta dal minore. Superata l'emergenza, il minore rientrerà nella sua famiglia e per tutto il periodo dell'affidamento manterrà un rapporto costante con i suoi genitori e gli altri congiunti;
- per un tempo prolungato: è la soluzione di affidamento più frequente, ma anche la più complessa, in quanto non si può stabilire in anticipo la durata precisa; è solo possibile fare un progetto di affidamento per un certo tempo e verificare di volta in volta se è attuabile il rientro in famiglia, oppure se bisogna ricercare altre soluzioni.
In talune situazioni, quelle più difficili, l'affidamento non può concludersi con il rientro del minore in famiglia e talvolta si protrae oltre la maggiore età fino al conseguimento di una piena autonomia da parte del giovane affidato

 

Quali requisiti si devono avere per diventare affidatari?

 

Non ci sono requisiti particolari: affidatari possono essere le famiglie regolarmente sposate, i conviventi, le persone singole. Poiché l'affidamento è cercare la risposta ai problemi temporanei di un bambino, la legge lascia, nella ricerca della soluzione, la più ampia possibilità di scelta ai magistrati e agli operatori: ogni bambino ha un particolare problema e si cerca la migliore delle soluzioni.
L'unico requisito necessario ed indispensabile è la disponibilità ad accompagnare un minore aiutandolo a crescere ed a mantenere i rapporti con la sua famiglia che, nel frattempo, deve essere sostenuta dai Servizi Sociali.

 

Ci sono abbastanza famiglie disponibili al sostegno/affido?

 

E' vero, le famiglie che danno la loro disponibilità all'affidamento familiare non sono tantissime ma è altrettanto vero che, spesso, manca la disponibilità a voler fare gli affidamenti da parte di amministratori, operatori ed anche magistrati, affidamenti che richiedono un maggiore impegno da parte di tutti.
Le disponibilità delle famiglie devono essere sollecitate, anzitutto attraverso un'informazione corretta del problema da parte di amministratori e operatori per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla necessità di evitare il ricovero in struttura dei bambini anche attraverso l'affidamento.
Ovviamente anche le associazioni e i gruppi di base, le stesse famiglie affidatarie, possono affiancare l'azione promozionale dei servizi locali che devono, in base anche alla legge n. 149/2001, realizzare gli affidamenti.
Certo è che la maggior campagna per gli affidamenti che gli amministratori e gli operatori possono fare è quella di preparare e seguire bene gli affidamenti stessi: i fallimenti pesano e condizionano negativamente la diffusione degli affidamenti; se si "affidano" ragazzini difficilissimi a famiglie impreparate, se non si sostengono i rapporti fra affidatari, affidati e famiglia d'origine, anche la miglior campagna è destinata a fallire!
L'esperienza realizzata in questi anni dimostra che, se opportunamente sensibilizzata, l'opinione pubblica risponde positivamente.

 

 

Come avviene l'affidamento?

 

Il Servizio Sociale Minori valuta l'idoneità di coloro che si rendono disponibili ad accogliere un bambino e, successivamente, propone il progetto di Affidamento Familiare che sarà poi formalizzato con provvedimento amministrativo del Comune, se c'è il consenso dei genitori o del tutore, o con decreto del Tibunale per i minorenni, per le situazioni familiari più gravi.

 

Chi mi seguira?

 

Il minore, gli affidatari e la famiglia d’origine non sono soli: sono sostenuti e seguiti, per la risoluzione delle difficoltà, da parte dei servizi (psicologo e assistente sociale) ed anche la nostra associazione si rende disponibile per supportarvi con i nostri servizi.

 

E quando l'affidamento finisce?


Un affidamento non può essere giudicato riuscito o no in base alla durata e al rientro o meno del bambino nella sua famiglia: un buon affidamento è tale se risponde alle reali esigenze del bambino e della sua famiglia, quando aiuta a mantenere e, per quanto possibile, a rinforzare i legami del bambino con la famiglia d'origine.
L'affido presuppone un vero e profondo coinvolgimento affettivo: non si può certo sostenere che gli affidatari devono mantenere un "distacco emotivo" nei confronti del bambino affidato: tanto varrebbe allora inserirlo in istituto o in comunità.
Se l'affidamento funziona e dura nel tempo, si arriva ad amare i ragazzi come figli propri. Ma questo non deve far dimenticare che i genitori esistono e non si può e non si deve negarli: non bisogna cadere nella tentazione, a volte giustificata dalle richieste del bambino stesso, di assumere il ruolo di mamma e papà a tutti gli effetti. Bisogna imparare e coesistere con i genitori nella realtà del bambino: chi può dire che a un bambino può far male essere aiutato da più persone? Fa male invece se fra chi lo ama esistono competizioni e rivalità; se, di fatto, si mette il bambino di fronte a una scelta (come capita spesso per i figli di coppie separate).
Ovviamente è necessario che esista un legame affettivo significativo fra il bambino e la sua famiglia d'origine o, almeno, con alcuni componenti della sua famiglia; e rimarchiamo che sia "significativo" per il bambino, che "faccia bene" al bambino; perché ci sono legami anche forti ma patologici, distruttivi, che fanno male al bambino e che, nel suo interesse, dovrebbero essere interrotti e che non sempre invece vengono recisi dalla magistratura o che vengono recisi troppo tardi, quando è diventato difficile o quasi impossibile l'inserimento in un'altra famiglia.
Tornando alla durata dell'affidamento, ci sono casi in cui il genitore, essendo solo, non ce la fa ad occuparsi adeguatamente dei figli, anche se i legami affettivi sono considerati importanti. A queste condizioni gli affidamenti possono prolungarsi per anni, ma non devono essere confusi con le adozioni: sono situazioni che vanno periodicamente verificate per valutare l'opportunità o meno di un ritorno nella famiglia d'origine. La nuova disciplina legislativa non pregiudica la possibilità di disporre affidamenti anche a lungo termine.

 

 

 

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